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Il contributo delle donne nell’arte

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In un giorno dedicato alle donne, abbiamo deciso di raccontare le storie di alcune artiste che hanno segnato il mondo dell’arte.  Le donne che hanno lasciato un grande contributo nella pittura sono molte, anche se poco conosciute rispetto al genere maschile. Tutte le storie di queste donne sono accomunate da una cosa, tutte hanno dovuto affrontare una sfida nella propria vita, un ostacolo da superare. Di seguito analizziamo solo alcune di queste.

Sofonisba Anguissola (1532 – 1625)

Sofonisba Anguissola, Autoritratto, 1554

Sofonisba, non molto nota come pittrice, nacque dall’aristocratica famiglia piacentina degli Anguissola e fu una delle prime esponenti femminili della pittura europea. Si formò alla scuola del pittore lombardo Bernardino Campi, che influenzò notevolmente Sofonisba, la quale ne tradusse i tratti essenziali nell’ambito della ritrattistica. Partecipò come figura di spicco alla vita artistica delle corti italiane, data anche la sua competenza letteraria e musicale, ed ebbe una fitta corrispondenza con i più famosi artisti del suo tempo. Il padre scrisse della bravura della figlia a Michelangelo Buonarroti, al quale mandò anche i disegni della figlia. Nel 1559 Sofonisba approdò alla corte di Filippo II di Spagna, come dama di corte della regina, Elisabetta. Fu la ritrattista della famiglia reale fino alla morte, nel 1568, della sua protettrice. Nel 1573 sposò il nobile siciliano Fabrizio Moncada e si trasferì in Sicilia nel palazzo dei Moncada a Paternò, dove dipinse e lasciò la tela Madonna dell’Itria, che ora si trova nell’atrio della chiesa del monastero delle benedettine intitolato a Maria Santissima Annunziata. L’atto (documento notarile rinvenuto nell’Archivio di Stato di Catania) datato 25 giugno 1579, attesta la donazione del quadro ai Frati Francescani Conventuali di Paternò. Tornata nel 1615 con il nuovo marito a Palermo, Sofonisba continuò a dipingere nonostante un forte calo della vista, ma alla lunga questo problema le impedì di continuare a esercitare la sua arte.

Artemisia Gentileschi (1593 – 1653)

Artemisia Gentileschi, Autoritratto come allegoria della pittura, 1638-1639

È stata una delle più importanti pittrici italiane, considerata un’artista di scuola caravaggesca, per le sue pennellate che riprendono lo stile del grande Michelangelo Merisi. Artemisia viene educata all’arte dal padre, il pittore toscano Orazio Gentileschi. È lui che le insegna a disegnare, a impastare i colori e a dare lucentezza ai dipinti: all’epoca infatti le donne non potevano frequentare alcuna scuola o bottega d’arte. Benché giovanissima e in un settore dominato dagli uomini, Artemisia riesce ad emergere con le sue opere, tra tutte Susanna e i vecchioni, dipinto del 1910. La sua vita cambia però bruscamente a diciassette anni, quando subisce uno stupro da parte del pittore Agostino Tassi, amico e collega del padre. Artemisia, dopo la promessa di matrimonio mancata da parte di Agostino Tassi, decide di portare il suo caso in processo pur di vedere riconosciuti i propri diritti. Dopo diverse difficoltà vincerà il processo anche se sarà costretta a lasciare la città, a causa del vasto eco che aveva riscosso quel pruriginoso processo presso l’opinione pubblica. Nonostante ciò Artemisia non abbandonerà la propria passione per la pittura. Le opere di questa artista sono caratterizzate dal pathos, dalla passione, dalla determinazione: le sue opere raccontano la storia di donne coraggiose, capaci di lottare a costo della propria vita per dimostrare di esistere. Le protagoniste di quei dipinti sono le eroine della Bibbia.

Élisabeth Vigée Le Brun (1755 – 1842)

Élisabeth Vigée Le Brun, Autoritratto con tavolozza, 1782

Élisabeth Vigée Le Brun è stata una delle più grandi ritrattiste del XVIII secolo, ed una delle poche donne ad essere ammessa all’Accademia Reale di pittura e scultura. Fu la pittrice preferita dalla regina Maria Antonietta, che la portò a frequentare gli ambienti della corte. Anche lì la vita non fu facile. Fu una donna ambiziosa e testarda. La corte riteneva che non fosse lei a realizzare le sue opere ma un uomo, e che lei si limitasse a firmarle. Pensavano fosse impossibile che un tale talento potesse convivere con la sua delicata bellezza. All’inizio la accusarono di condurre una vita dissoluta, tra orge e relazioni adulterine poi, con lo scoppio della rivoluzione, le cose peggiorarono e lei fu costretta a fuggire in Italia e poi in Inghilterra, Austria e Russia. Quando fece ritorno in Francia nel 1802 trovò una società profondamente mutata, che non le riconosceva il ruolo di un tempo.

Tamara de Lempicka (1898 – 1980)

Tamara de Lempicka, Giovane fanciulla con i guanti (1930)

La pittrice polacca Tamara de Lempicka è considerata una delle esponenti più iconiche dell’Art Deco. Nei suoi dipinti possiamo vedere donne bellissime, fredde, perse in sguardi malinconici che sembrano guardare lontano, donne che sembrano somigliare a lei. Talentuosa, affascinante, corteggiata dagli uomini più influenti d’Europa. Il suo nome completo è Tamara Rosalia Gurwik-Górska, figlia di una donna polacca e di un ricco ebreo russo. Suo padre abbandona la famiglia quando lei è bambina. Grazie alla nonna Clementine, che si prende cura di lei, Tamara frequenta prestigiosi istituti scolastici. Alla morte della nonna, Tamara si trasferisce a San Pietroburgo e a diciotto anni sposa l’avvocato Tadeusz Łempicki, dal quale deriva il suo nome d’arte. Con la Rivoluzione, la polizia russa arresta il marito, ma Tamara riesce a farlo liberare grazie all’aiuto di alcuni conoscenti influenti e i due fuggono a Parigi. A 24 anni, poco tempo dopo la sua prima esposizione al Salon d’Automne, diventa famosa come ritrattista disegnando le dame più note di Parigi. Inizia un’intensa vita mondana: amanti, feste, cocaina, ritmi di lavoro forsennati e dipinti realizzati a tarda notte, per via dell’insonnia. Divorzierà da Tadeusz nel 1926. La vita di Tamara de Lempicka è legata ai suoi continui spostamenti. Più volte visita l’Italia e viene ospitata al Vittoriale da Gabriele D’Annunzio che proverà a sedurla con insistenza ma senza successo. Il suo successo è però oscurato da un’intensa forma di depressione che non le dà tregua. Nel 1943 è costretta a lasciare l’Europa invasa dai nazisti per trasferirsi negli Stati Uniti insieme al nuovo marito, il barone Raoul Kuffner de Diószegh, di origini ebraiche. Negli Stati Uniti diventa famosa, oltre che per le sue opere d’arte, per il suo stile di vita mondano e le grandiose feste che tiene nelle sue ville. L’atmosfera che si respira nelle sue opere è densa di erotismo e provocazione. Le donne di Tamara sono nuove veneri moderne, borghesi e altezzose, hanno la pelle avorio e sono adagiate in pose sensuali, riflettendo il clima culturale e la moda contemporanea.

Frida Kahlo (1907 – 1954)

Frida Kalho, Autoritratto con collana di spine e colibrì, 1940

Frida Kahlo è considerata una delle più importanti pittrici messicane. Fin da bambina dimostra di avere un carattere forte, passionale, unito ad un talento e a delle capacità fuori dalla norma. È stata affetta da spina bifida, che viene scambiata per poliomielite e non riuscirà così a curare in modo adeguato. Nel 1925, un giorno, mentre torna da scuola in autobus viene coinvolta in un terribile incidente che le causa la frattura multipla della spina dorsale, di parecchie vertebre e del bacino. Rischia di morire e si salva solo sottoponendosi a 32 interventi chirurgici che la costringono a letto per mesi. Durante il periodo di convalescenza, i genitori le regalano colori e pennelli per aiutarla a passare le lunghe giornate. Questo regalo darà avvio ad una grande carriera artistica. La prima opera di Frida è un autoritratto che dona ad un ragazzo di cui è innamorata. I genitori incoraggiano questa passione per l’arte, tanto da istallare uno specchio sul soffitto della camera di Frida, così che possa ritrarsi nei lunghi pomeriggi solitari. Frida Kahlo nel 1928, a 21 anni, si iscrive al partito comunista messicano, diventando una convinta attivista, ed è lì che conoscerà il suo futuro marito, Diego Rivera, il pittore più famoso del Messico rivoluzionario. La loro sarà una vita segnata dall’amore per l’arte e dall’infedeltà di entrambi. Le opere di Frida Kahlo sono spesso state accostate al movimento Surrealista, ma Frida ha sempre rifiutato tale vicinanza. Morì a soli 47 anni per cause ancora non del tutto certe.

Queste artiste citate sono solo alcune delle donne che hanno dato un contributo al mondo dell’arte. Le loro storie sono ricche di emozioni e dovrebbero essere prese come esempio dalle ragazze e donne di oggi. Nella società attuale le donne non hanno avuto il bisogno di lottare per affermarsi nell’arte e nella vita sociale, ma bisogna continuare a lottare affinché questi diritti, raggiunti grazie agli sforzi di donne del passato, siano mantenuti e continuino ad essere riconosciuti. Lottiamo per ciò che amiamo.