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Il fascino del Medioevo rivive a Paternò: grande successo per la IX Festa Medievale “Alla corte di Bianca di Navarra”

Intervista al Maestro Salvatore Coniglio: «Portiamo la storia ai ragazzi e ai cittadini per non perdere i tasselli fondamentali della nostra identità civile»

PATERNÒ — Le pietre secolari del Castello Normanno e la suggestiva cornice di San Francesco alla Collina sono tornate a fare da sfondo alla IX edizione della Festa Medievale “Alla corte di Bianca di Navarra”. Un appuntamento che si conferma un presidio culturale fondamentale per il territorio di Paternò, capace di unire la riscoperta storica al coinvolgimento attivo delle scuole.

Abbiamo raggiunto il direttore artistico della manifestazione, il Maestro Salvatore Coniglio, che nonostante le giornate intense divise tra la chiusura dell’evento e i concorsi musicali che lo vedono impegnato, traccia un bilancio entusiasta dell’iniziativa.

Maestro Coniglio, la IX edizione si è chiusa con un riscontro straordinario di pubblico. Che giornate sono state?

«Sono state giornate incredibilmente intense e frenetiche, quasi non ho avuto il tempo di assaporare il “post-festa”. Domenica sera abbiamo finito di liberare il Castello da tutto il materiale per non creare intralcio ai visitatori del giorno successivo e lasciare tutto in perfetto ordine. È una manifestazione faticosa, ma che facciamo con tutto il cuore. Quest’anno l’abbiamo realizzata unicamente grazie alla forte volontà dei membri più attivi della nostra associazione e alla preziosa collaborazione del mondo scolastico. È un evento a titolo gratuito per il pubblico: non abbiamo avuto budget per chiamare grandi maestranze o ospiti esterni come la falconeria, ma abbiamo puntato tutto sulle sinergie locali, come i nostri musicisti, il coro e la splendida collaborazione domenicale della scuola di danza del maestro Muhamed, che ha inviato tre bravissime allieve a danzare all’interno del castello».

La vera colonna portante di quest’anno è stato il legame con il mondo della scuola, in particolare con il Liceo Statale “Francesco De Sanctis”. Com’è andata questa unione?

«Fondamentale. La due giorni è stata realizzata in stretta collaborazione con il Liceo De Sanctis grazie a un progetto PCTO (l’alternanza scuola-lavoro) che mi ha visto impegnato per circa 30 ore a lavorare con i ragazzi di una quarta e una quinta classe. Insieme ai tutor interni e con il forte sostegno della dirigente scolastica — che è venuta personalmente ad assistere il 22 rimanendo particolarmente colpita e fiera dei suoi studenti — abbiamo fatto un lavoro straordinario. I ragazzi all’inizio erano comprensibilmente titubanti, perché venivano calati in una situazione del tutto nuova per loro: dovevano recitare, cantare, ballare. Ma il risultato è stato eccezionale e i ragazzi erano contentissimi».

Dal punto di vista storico, su quale aspetto vi siete concentrati per la drammatizzazione?

«Abbiamo voluto mettere in scena un momento reale e cruciale della vita di Bianca di Navarra, da me drammatizzato per l’occasione: il rapporto complesso e a tratti morboso tra la Regina, rimasta vedova e Vicaria in Sicilia, e Bernardo Cabrera, il Gran Giustiziere. Molti ignorano che Bianca di Navarra cercò di patrocinare l’idea di un regno autonomo di Sicilia, di Trinacria, per distinguerlo dal resto. Cabrera, che godeva del favore di molti baroni, tentò più di una volta di forzarla a un legame e persino di attuare un colpo di stato, costringendola alla fuga. I ragazzi hanno rievocato questo dibattito e questo contesto storico recitando, cantando e ballando, supportati dai nostri musicisti e dal coro».

Anche la risposta degli altri istituti e della cittadinanza è stata massiccia. I numeri vi danno ragione.

«Sì, il feedback è stato assolutamente positivo. La mattina del primo giorno a San Francesco alla Collina abbiamo avuto circa 17 classi ad assistere agli spettacoli: l’Istituto Guglielmo Marconi, il Lombardo Radice-Virgilio, il De Sanctis e le rappresentanze del Liceo Artistico. Tanti insegnanti mi hanno scritto per complimentarsi. Domenica al Castello, poi, è transitata tantissima gente. Veramente una folla enorme, tanto che per le danze al secondo piano abbiamo dovuto regolamentare e bloccare momentaneamente l’affluenza su per motivi di capienza e sicurezza. Certo, la critica c’è sempre, ma fa parte del gioco e serve per migliorarsi. La stragrande maggioranza delle persone ha apprezzato immensamente quello che abbiamo fatto».

Qual è l’obiettivo profondo che spinge l’associazione a continuare questo percorso negli anni?

«Il nostro tentativo, nel nostro piccolo, è quello di rimettere in moto la storia. Vogliamo portarla ai ragazzi, a chi non la conosce, ma anche a noi stessi per primi, perché spesso siamo i primi a ignorare il nostro passato e quindi abbiamo il dovere di ricercare. Chi non conosce la propria storia è destinato a vivere perdendo coscienza di sé. Se non la ricerchiamo e non la tramandiamo, perdiamo dei tasselli importanti che sono assolutamente utili nella vita civile di oggi. Questo è il nostro obiettivo e la risposta della città ci dice che siamo sulla strada giusta».

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