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Unict: Festa dell’Europa, un nuovo impulso al progetto europeo puntando su comunicazione e partecipazione

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I temi sono stati al centro della giornata di studio “Dall’Europa mediata all’Europa mediana” organizzata nell’ambito delle attività del modulo Jean Monnet EuReact

Dare un nuovo impulso al progetto europeo, anche con una visione più innovativa, per un’Unione Europea futura più sostenibile e maggiormente inclusiva. È uno dei temi che saranno affrontati nella Conferenza sul futuro dell’Europa in programma oggi (domenica 9 maggio) in occasione della ricorrenza della “Festa dell’Europa”. Il 9 maggio del 1950, infatti, l’allora ministro degli Esteri francese Robert Schuman espose la sua idea di una nuova forma di cooperazione politica per l’Europa.<br>E l’Università di Catania, per celebrare questa data storica, nell’ambito delle attività del modulo Jean Monnet EuReact, ha organizzato una giornata di studi dal titolo “Dall’Europa mediata all’Europa mediana”, in collaborazione con lo Standing Group di Comunicazione Politica della SISP e con l’Associazione Universitaria Studi Europei in cui è stato affrontato il tema del processo di europeizzazione tramite le politiche di comunicazione dell’Unione europea e la partecipazione “dal basso” dei cittadini.
«La debolezza della sfera pubblica europea continua ad essere un punto critico per la legittimazione delle istituzioni europee e per il rafforzamento della democrazia» ha detto in apertura dei lavori la prof.ssa Rossana Sampugnaro, coordinatrice del Modulo Jean Monnet EuReact, mentre la prof.ssa Francesca Longo, delegata all’internazionalizzazione dell’Ateneo, ha sottolineato «che la complessità del sistema politico dell’Unione Europea richiede modelli specifici della azione comunicativa delle Istituzioni europee».
«I temi della comunicazione e della partecipazione sono al centro della Conferenza sul futuro dell’Europa perché per rilanciare il progetto europeo occorre un maggiore coinvolgimento e partecipazione dei cittadini» ha sottolineato la prof.ssa Daniela Felisini dell’Università Tor Vergata di Roma. «Proprio la comunicazione rappresenta ancora oggi l’anello debole del progetto europeo, non tutti i cittadini dell’Ue sono a conoscenza della cittadinanza europea nonostante il fatto che siano favorevoli. Emerge una lontananza tra istituzione e popolazione» ha aggiunto la prof.ssa Giuliana Laschi dell’Università di Bologna che negli anni scorsi ha creato un “Punto Europa”, un ufficio in cui forniamo informazioni sulle opportunità “europee” agli studenti di ogni ordine e grado».
«Il processo di integrazione istituzionale per avvicinare i cittadini all’Ue necessita di azioni nel campo dell’informazione giornalistica e della comunicazione interna e esterna dell’istituzione europea, ma soprattutto, visti i risultati ottenuti dal 1979, anno dell’elezione del primo Parlamento europeo, ad oggi, occorre ascoltare maggiormente i cittadini» ha spiegato la prof.ssa Marieugenia Parito dell’Università di Messina. «Per raggiungere questo obiettivo il Parlamento europeo deve mettere in campo azioni che possano favorire l’integrazione tra istituzione e cittadini» ha aggiunto la docente Lucia D’Ambrosi dell’Università di Macerata.
E su questo tema è intervenuto Andrea Maresi del Dipartimento Politiche Esterne del Parlamento europeo che ha sottolineato «l’avvio negli ultimi decenni di un continuo e costante coinvolgimento dei media degli operatori dei media, anche con visite a Bruxelles, nel cuore dell’Europa, per trasferire il corretto messaggio ai cittadini e in particolar modo agli studenti». «In quest’ultimo anno, purtroppo, abbiamo dovuto fronteggiare in occasione della pandemia le fake news “promosse” da Paesi esterni all’Ue – ha aggiunto -. Abbiamo messo in atto best practice per combattere la disinformazione tramite i nostri delegati sparsi in oltre 100 Stati del mondo e i dialoghi Jean Monnet rientrano tra queste azioni positivi favorendo il dialogo tra cittadini di diversi paesi». In chiusura della prima sessione il prof. Rolando Marini dell’Università per gli Stranieri di Perugia ha evidenziato «l’importanza delle “risorse simboliche” su cui la UE deve puntare per migliorare il livello di integrazione».
La seconda sessione è stata dedicata ai contributi sulla europeizzazione della sfera pubblica che si realizza senza un sostegno delle istituzioni europee o in aperto contrasto con queste. «L’Europa è entrata nelle nostre vite” hanno spiegato i docenti Luca Raffini dell’Università di Genova e Alberta Giorgi dell’Università di Bergamo riferendosi «ai percorsi di studio degli studenti Erasmus e ai giovani che costruiscono il loro percorso lavorativo in uno spazio sovranazionale». Fabio De Nardis dell’Università di Foggia ha sottolineato «la reazione dei movimenti ai processi di depoliticizzazione indotti anche dalla struttura decisionale della Ue ma anche il contributo della rete dei movimenti alla costruzione di un dibattito politico transnazionale». Il prof. Gianni Piazza dell’Università di Catania ha focalizzato l’attenzione «sulla rete delle occupazioni e dei centri sociali in Europa», mentre la prof.ssa Daniela Irrera dell’ateneo catanese si è soffermata «sulla società civile, sulle principali articolazioni e sul rapporto delle ONG con le istituzioni europee».  A seguire gli interventi di Luana Moresco, presidente della Fondazione Antonio Megalizzi, attiva nella promozione di campagne di informazione sulla UE e di Renata Giordano, speaker di Radio Zammù e membro della rete di radio europee EuroPhonica.
I lavori sono stati conclusi da Carlo Ruzza della Scuola di Studi Internazionali dell’Università di Trento che ha approfondito «il controverso rapporto della società civile internazionale con le istituzioni europee, sottolineando la utilità del reciproco “riconoscimento” per un miglioramento delle politiche pubbliche».