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Paternò, festa di Don Bosco 2021: intervista a don Maurizio Pagliaro

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“Come San Giovanni Bosco, anche nei momenti difficili, amiamo il Signore”

Con l’avvicinarsi del 31 gennaio, tutta la comunità della parrocchia San Giovanni Bosco di Paternò è in fermento per i festeggiamenti in onore del suo santo patrono. Lo scorso anno la ricorrenza fece giusto in tempo ad arrivare, un attimo prima che la pandemia da covid-19 attanagliasse l’intera popolazione mondiale, e che questa volta impedirà lo svolgersi delle consuete celebrazioni. La comunità, tuttavia, non rinuncia a festeggiare il santo protettore dei giovani. Per l’occasione abbiamo incontrato don Maurizio Pagliaro, parroco della chiesa San Giovanni Bosco di Paternò, con il quale abbiamo conversato sulla festa che evidentemente quest’anno sarà meno festosa, ma non meno sentita.


Cosa rappresenta per l’intera comunità parrocchiale la festa di Don Bosco?

«La festa di Don Bosco rappresenta sempre un momento di aggregazione importante per tutta la comunità parrocchiale. Quella di quest’anno rappresenta la consapevolezza che, nonostante la pandemia e nonostante le difficoltà, siamo chiamati comunque a riunirci, ad incontrarci, a sperimentare l’intercessione di San Giovanni Bosco perché attraverso il suo esempio anche noi possiamo raggiungere la santità che è la chiamata universale per ogni cristiano».

È, o possiamo definirla, una festa minore quella di quest’anno?

«No, non la definisco una festa minore, piuttosto la definisco una festa diversa. Diversa perché per ovvi motivi non ci sono tante altre attività collaterali che fanno da contorno a quelli che sono i momenti principali della festa, che sono l’Eucarestia e la celebrazione comunitaria. Possiamo quindi dire che il “piatto principale” è sempre presente, mancheranno i “contorni” che però, appunto perché contorni, non sono essenziali».

Come si sviluppa la festa in quest’anno contraddistinto dal covid? Quali sono le occasioni più importanti?

«Senz’altro la visita del vescovo, giorno 31 alla messa delle ore 11. La presenza di Monsignor Gristina ci fa sentire chiesa amata, pensata e guidata dal nostro vescovo. Questo, dunque, è il momento più bello e più importante. È anche un momento unico, perché è la prima volta che viene per i festeggiamenti di San Giovanni Bosco un vescovo della diocesi di Catania, di solito impegnato con la festa di Sant’Agata la cui data è molto vicina a quella di Don Bosco. Forse la pandemia ha dato questo come risvolto positivo, che non avendo grossi impegni per la festa di Sant’Agata, il nostro vescovo ha trovato la possibilità di accogliere ed accettare l’invito della nostra comunità parrocchiale e quindi sarà lui giorno 31 alle ore 11 a spezzare la Parola e il pane di Gesù Cristo e a nutrirci con la sua presenza».

C’è un significato particolare che vuole trasmettere ai fedeli quest’anno?

«Si, sicuramente il senso più bello che vogliamo trasmettere quest’anno nella festa è proprio quello della necessità delle preghiere per le vocazioni, ma soprattutto i frutti che quelle preghiere per le vocazioni riescono a dare. Quest’anno infatti il triduo sarà guidato da don Antonino Carbonaro, da don Pietro Rapisarda e da don Enrico Catania, che sono i nuovi diaconi transeunti che sono stati recentemente ordinati da Monsignor Gristina e sono loro i futuri sacerdoti della chiesa di Catania, mentre la messa delle ore 18 di giorno 31 sarà presieduta da don Carlo Palazzolo, un novello sacerdote ordinato nel mese di ottobre da Monsignor Gristina. La loro presenza ci fa capire che se la nostra preghiera è fatta con fede, gioia e sicurezza nei confronti del Signore, le vocazioni sono possibili. In questi anni, da quando nella nostra parrocchia è nato il gruppo OVS, abbiamo seguito don Antonino, don Enrico, don Pietro e don Carlo e sono stati sempre presenti nei momenti in cui abbiamo accolto la comunità del seminario. Quindi è come vedere i frutti della nostra preghiera che si concretizzano e si realizzano con la loro presenza. Questo ci invita anche a non demordere e a non perdere mai la speranza nella preghiera e nel rivolgere le nostre intenzioni a quella che è la volontà di Dio».

Pensa che ci sarà un calo notevole di fedeli durante i giorni della festa?

«Già dallo scorso maggio, cioè da quando le chiese sono state riaperte, c’è stato un calo di partecipazione alle celebrazioni, nonostante questo calo non si veda nelle strade o nei luoghi pubblici. C’è stato un calo di partecipazione a quelli che potevano essere i momenti di aggregazione nel periodo di settembre e ottobre e c’è stato perfino un calo di iscrizioni al catechismo. Temo che anche per la festa di San Giovanni Bosco ci sarà un calo di partecipazione, che però spero sia dovuto ad una questione di paura momentanea causata da questa pandemia e non da un allontanamento dalla fede».

In questi ultimi anni la festa di San Giovanni Bosco si è arricchita di tantissime attività; che effetto le fa non poterle organizzare?

«Da una parte mi sta facendo riposare, già lo scorso anno in questo periodo era prevista “Una domenica con Don Bosco” per i più piccoli, “Sulla strada del sogno”, un itinerario storico-culturale della parrocchia, e altro ancora. Però, al di là della battuta, tutto questo mi manca perché nell’organizzare gli aspetti collaterali di una festa, soprattutto di una festa aggregante come la nostra, il risultato si ha nell’atmosfera che si viene a creare quando ci si sta insieme per organizzare gli incontri, per la preparazione e nella condivisione. Tutte le attività, come il torneo interparrocchiale che è stato organizzato lo scorso anno in memoria di padre Randazzo, così come “Sulla strada del sogno” o la “Domenica con Don Bosco”, non sono attività che si preparano facilmente, dietro c’è un grande lavoro. Vanno infatti preparati i momenti particolari, come viverli e cosa donare alle persone che partecipano a quell’attività. Tutta questa preparazione permetteva a noi di vivere comunitariamente dei momenti belli, dei momenti gioiosi ed è questo che purtroppo manca quest’anno».

Come ci si sta organizzando per rispettare le norme anticovid?

«Abbiamo già predisposto la struttura parrocchiale con i termoscanner, l’igienizzante per le mani, le sedie anziché delle panche nella chiesa per permettere il distanziamento l’uno dall’altro. Con la possibilità del salone parrocchiale, oltre ai 70 posti in chiesa, abbiamo altri 90 posti in più. Tutto ciò è garantito da un gruppo di volontari della parrocchia che formano il servizio d’ordine e d’accoglienza i quali, muniti di mascherine e di badge, fanno igienizzare le mani ai fedeli prima di entrare in chiesa e nel salone parrocchiale e prendono la temperatura con i termoscanner. Quindi tutte le celebrazioni saranno vissute rispettando le norme anti covid e nello stesso tempo, per arrivare agli anziani, che come sappiamo la chiesa ha concesso la facoltà di non seguire dal vivo le celebrazioni e quindi di non assolvere al cosiddetto “precetto domenicale” ma di seguirle da casa, giorno 31 tutte le celebrazioni verranno trasmesse sui canali social della parrocchia e su altri due gruppi Facebook che si occupano specificatamente della divulgazione della tradizione popolare e della devozione popolare e che sono per la celebrazione delle ore 11 “Storia e Tradizioni di Sicilia e Non Solo” mentre per quella delle ore 18  “Feste patronali in Sicilia tradizioni e folklore”».

Un messaggio che vuole dare ai tanti fedeli che ci seguono?

«Il messaggio è di ritrovarci sempre nel Signore e di non perdere mai la speranza. Gesù ci dice nel Vangelo, soprattutto negli ultimi momenti della sua vita prima di essere arrestato sull’orto degli ulivi, “che non sia turbato il vostro cuore”. Ecco, il nostro cuore non sia turbato nonostante questa situazione ci preoccupi parecchio. Abbiamo però la certezza che Cristo ha vinto la morte, cioè quello che più di tutto ci fa paura. Cosa ci fa paura di questa pandemia? La febbre, il raffreddore o il mal di gola? No, ci fa paura morire, o perdere le persone a noi care perché questo è un virus molto aggressivo. Allora la morte, che è l’unica cosa che fa paura all’uomo, è stata vinta da Cristo. Il messaggio che voglio dare è questo: di non essere turbati, ma di continuare ad amare il Signore anche nei momenti difficili così come fece San Giovanni Bosco. Non dimentichiamo che San Giovanni Bosco ha affrontato la peste a Torino durante il suo ministero sacerdotale ed è stato guida per i numerosi volontari che si prendevano cura di coloro che venivano contagiati dalla peste. Quindi non perdiamo la speranza, non facciamoci intristire da questo periodo, siamo però nello stesso tempo prudenti, coscienti, e mettiamo in atto quelle che sono le disposizioni ministeriali affinché, con l’aiuto del Signore e la nostra partecipazione, questo virus possa essere sconfitto. L’augurio che faccio è quello di riabbracciarci fisicamente prima possibile e poter vivere i festeggiamenti dell’edizione 2022 non con le mascherine ma con la gioia ed i sorrisi che ci hanno sempre contraddistinti in questi anni».

Di seguito il programma completo dei festeggiamenti: